Ermanno Leo oncologo: una vita dedicata alla chirurgia e alla lotta contro il cancro
Oltre 35 mila interventi, una carriera dedicata alla chirurgia oncologica e un approccio alla medicina che mette al centro il rapporto con il paziente. Ermanno Leo racconta una vita trascorsa tra sale operatorie, ricerca e innovazione, senza rinunciare a interrogarsi sui limiti della conoscenza scientifica.
A 76 anni Ermanno Leo continua a occuparsi di medicina, ricerca e soprattutto dei suoi pazienti. Considerato uno dei nomi più autorevoli della chirurgia oncologica italiana, nel corso della sua carriera ha contribuito in particolare allo sviluppo di nuove tecniche chirurgiche per il trattamento dei tumori del colon-retto.
La sua storia professionale attraversa diversi decenni della medicina italiana e racconta anche quanto profondamente sia cambiato l’approccio alla malattia oncologica.
Dalla Puglia a Milano: una carriera dedicata all’oncologia
Originario di Canosa di Puglia, Leo completa la propria formazione in chirurgia oncologica dopo un periodo di studio e ricerca a Napoli. Il passaggio successivo è Milano e l’Istituto Nazionale dei Tumori, dove lavora sotto la guida di Pietro Bucalossi.
Nel corso degli anni la sua attività si concentra sempre maggiormente sulla chirurgia del colon-retto, fino alla creazione e direzione della Struttura complessa dedicata a questa specialità.
L’esperienza accumulata è enorme: Leo parla di quasi 35 mila interventi eseguiti nell’ambito della patologia oncologica generale nel corso della propria carriera.
Ma uno degli aspetti più importanti del suo lavoro non riguarda soltanto il numero degli interventi eseguiti, quanto il tentativo di modificare radicalmente la qualità della vita dopo l’operazione.
La chirurgia conservativa e l’obiettivo di migliorare la vita del paziente
Uno dei contributi più significativi di Leo alla chirurgia oncologica riguarda infatti lo sviluppo, insieme alla sua équipe, di una tecnica conservativa della funzione rettale.
L’obiettivo era affrontare uno dei problemi più delicati per molti pazienti operati per tumore: la necessità di convivere permanentemente con una stomia.
Attraverso una tecnica basata sulla ricostruzione dell’ampolla rettale, in molti casi è diventato possibile preservare la funzione ed evitare il ricorso permanente al dispositivo esterno.
Una concezione della chirurgia che non considera quindi soltanto l’eliminazione della malattia, ma anche ciò che accadrà al paziente dopo l’intervento: autonomia, quotidianità e qualità della vita.
Il valore delle sue ricerche gli è valso nel 2004 la Medaglia d’Oro al Merito della Sanità Pubblica, conferita dall’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Cancro, prevenzione e conoscenza: evitare spiegazioni troppo semplici
Nell’intervista concessa al Corriere della Sera, Leo affronta anche uno dei grandi interrogativi della medicina contemporanea: perché i tumori continuano a rappresentare una delle principali sfide sanitarie nonostante gli enormi progressi compiuti dalla ricerca?
Parlando in particolare dell’aumento dei tumori colorettali, anche nelle fasce più giovani della popolazione, il chirurgo invita a non ridurre un fenomeno estremamente complesso a una sola causa.
Alimentazione e stile di vita rappresentano certamente elementi importanti nella prevenzione, ma secondo Leo è necessario evitare interpretazioni eccessivamente semplicistiche.
Il tumore, ricorda, accompagna l’umanità da millenni: tracce di patologie tumorali sono state individuate anche in resti umani antichissimi.
Il messaggio che emerge è soprattutto un invito alla prudenza scientifica: conoscere sempre di più non significa conoscere già tutto.
La ricerca oncologica e il rapporto con gli interessi economici
Leo affronta anche un argomento più controverso: il rapporto tra ricerca scientifica, comunicazione e interessi economici.
Secondo il chirurgo, intorno all’oncologia esistono inevitabilmente interessi economici molto rilevanti. Per questo invita a mantenere uno sguardo critico anche quando vengono presentati risultati di ricerca descritti come decisivi o rivoluzionari.
La sua esperienza personale comprende anche una sperimentazione clinica realizzata all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano su un possibile vaccino terapeutico contro i tumori del colon-retto.
I primi risultati della ricerca erano stati incoraggianti e riguardavano la possibilità di stimolare il sistema immunitario contro la survivina, una proteina coinvolta nella sopravvivenza e proliferazione delle cellule tumorali. Il progetto, tuttavia, non arrivò al successivo sviluppo previsto.
Da qui nasce una delle riflessioni più nette di Leo: la medicina deve essere capace di riconoscere non soltanto ciò che sa, ma anche ciò che ancora non conosce.
Il rapporto con il paziente prima di tutto
Dietro i numeri, le tecniche chirurgiche e la ricerca emerge però soprattutto un’idea precisa della professione medica.
Per Leo il dialogo con chi si affida a un medico è parte integrante della cura.
Significa essere disponibili, rispondere alle domande e soprattutto parlare con chiarezza anche quando le notizie da comunicare sono difficili. La diagnosi oncologica rimane uno dei momenti più delicati nel rapporto tra medico e paziente e, secondo il chirurgo, proprio in queste circostanze la sincerità diventa fondamentale.
Non tutti i tumori sono uguali: alcuni hanno un’evoluzione lenta, altri sono molto più aggressivi. Comunicare correttamente queste differenze significa evitare tanto false rassicurazioni quanto allarmismi.
Da Gino Paoli a Renato Zero: una carriera incrociata con personaggi celebri
In tanti anni di attività Leo ha incontrato e curato anche numerosi personaggi conosciuti dal grande pubblico.
Nell’intervista ricorda, tra gli altri, Gino Paoli, che si rivolse a lui per risolvere un problema conseguente a un precedente trattamento medico.
Tra le sue amicizie figura inoltre Renato Zero, che durante l’intervista telefona personalmente al professore e ne sottolinea le qualità umane.
Una notorietà che ha portato Leo anche fuori dai confini strettamente sanitari. Nel 2021 gli è stato assegnato l’Ambrogino d’Oro, uno dei più importanti riconoscimenti conferiti dalla città di Milano.
E persino il Parlamento sembra essersi ricordato di lui: durante alcune votazioni per l’elezione del Presidente della Repubblica il suo nome è comparso tra le preferenze espresse dai grandi elettori.
Continuare a curare
Nonostante una carriera che potrebbe considerarsi ampiamente conclusa, Ermanno Leo continua la propria attività.
Collabora con la Casa di Cura La Madonnina di Milano, mantiene rapporti professionali con medici e ricercatori di diversi Paesi e continua a seguire i pazienti.
Forse è proprio questo l’elemento che meglio riassume la sua storia.
Dopo decine di migliaia di interventi, riconoscimenti, sperimentazioni e una vita trascorsa nella chirurgia oncologica, il centro della professione rimane la persona che entra nello studio di un medico cercando una risposta.
E la medicina, nonostante tecnologie sempre più sofisticate e conoscenze sempre più avanzate, continua a partire da lì.
Articolo liberamente rielaborato a partire dall’intervista di Roberta Scorranese a Ermanno Leo, pubblicata sul Corriere della Sera il 1° settembre 2026.
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